
Il barometro dice che oggi ci sarà contestazione a Formello. I fatti di ieri: ritiro chiarificatore fino a domenica, Rocchi e Brocchi con Milan a rischio per infortunio, Lichtsteiner, Foggia e Firmani niente Milan per squalifica. Umore nero. Le prospettive per domani: Rossi con tanti dubbi da risolvere, da Carrizo o Muslera, a Siviglia o Diakité, Cribari o Rozehnal, Kolarov o Radu, Meghni o Mauri. Può cambiare la Lazio in base a queste scelte? Cioè se l’allenatore le azzecca o meno? La risposta è un laconico bah! Perché, traduciamolo, cambiando l’ordine dei fattori, difficilmente cambia il prodotto, se non cambia la testa di chi va in campo, se le gambe non girano.
C’è attualmente un solo punto a favore di Rossi: le ha provate (li ha provati) tutti. L’unica certezza da cui non ha mai derogato è lo schema a quattro dietro, dopo aver bocciato l’esperimento estivo a tre. E a chi fra gli appassionati del problema continuava a sostenere che deve giocare tizio e non caio forse le ultime due sconfitte avranno aperto gli occhi: la Lazio non ha titolari e riserve, buoni e cattivi, campioni e scarsi, è una squadra che smarrisce spesso la testa e ha poche gambe, avendo perso in estate tutti i centrocampisti che correvano e si inserivano. E’ una squadra che, grazie alla buona predisposizione offensiva di inizio stagione e all’esplosione di Zarate, allora sconosciuto alle difese altrui e ampiamente qui celebrato, ha racimolato i punti che la tengono nella zona sinistra della classifica. Dodici nelle prime cinque partite fanno una media di 2,4; nelle successive sedici la media è stata di 1,19. Nella scorsa stagione la media totale è stata di 1,24, il che vuol dire che, tolto l’exploit iniziale, la Lazio viaggia in ritardo perfino rispetto all’anno scorso.
Problema di testa, non solo in senso figurato, visti le undici capocciate altrui con pallone planato nella rete biancoceleste. Problema di gambe perché il centrocampo non ce la fa a sostenere e a difendere, anche questo già detto. C’è mercato fino a lunedì e allora si può solo ribadire a Lotito l’invito a cercare un colpo in extremis. Uno tosto lì al centro. Ma colpo significa soldi e disponibilità dell’interessato: con un club a forte rischio di restar fuori dalle coppe (badate che non basta arrivare in finale di coppa Italia, bisogna vincerla per partecipare alla nuova Uefa Europa League) ormai il tempo stringe.
Il tutto può essere riassunto sulle spalle di Delio Rossi. Che si è lasciato soffocare dai dubbi, cambiando 20 formazioni in 21 partite. Facciamo però, come dicono i bambini, che ne riparliamo a giugno. Adesso qualsiasi rimedio sarebbe di gran lunga peggiore del male, essendo disponibili solo un paio di scommesse come Donadoni e Giordano. Se vi solleticano Giampaolo o Marino, Allegri o Gregucci, Mihajlovic o Ballardini, comunque giugno bisogna aspettare. Personalmente avremmo rinnovato da tempo il contratto a Rossi per evitare alibi ai giocatori. Tanto fra gentiluomini poi ci si intende anche nello stracciarlo. Ma l’errore più grave sarebbe abbandonare la Lazio in questo momento tragico della stagione. E’ il vecchio appello che si è sempre fatto. Ma non troviamo di meglio, come soluzione immediata, che dare calore, sangue, vitalità a chi l’ha smarrita di botto. La tifoseria della Lazio, dal calcioscommesse agli spareggi per la C, ha dimostrato di essere unica nei momenti difficili. Tradizione da estendere ai giovani, quelli che sono cresciuti, beati loro, solo a coppe e scudetti.
Il Messaggero