Fonte: Corriere dello Sport rassegna stampa www.lalazioinrete.blogspot.comNovanta minuti in panchina, novanta minuti di attesa vana. Non era ancora successo. Maurito Zarate non è mai entrato in campo. Non c'è stato spazio per i suoi colpi, per la sua fantasia, per il suo genio. Reja ha pensato di sganciarlo quando ormai era troppo tardi: ha dovuto sostituire Brocchi e Siviglia per problemi fisici, prima era entrato Hitzlspeger. Largentino è stato spettatore non pagante. A Parma era entrato in corca ed aveva messo dentro il gol della sicurezza, ieri non ha potuto aiutare la squadra.
Maurito ha accettato la decisione, ha incitato i compagni dalla panchina, non ha mai smesso di farlo. Voleva entrare, soffriva, glielo si leggeva negli occhi. Reja ha deciso di gestirlo diversamente da quanto fatto da Ballardini. Al Tardini non l'ha schierato tra gli undici di partenza e in settimana Edy aveva parlato chiaramente: a lui chiede un aiuto diverse, pretende che supporti la squadra in fase di non possesso, non vuole individualismi.
Zarate non è più un punto fermo, si deve sudare il posto. E' giusto che sia così? L'interrogativo inquieta. Eppure questa Lazio avrebbe bisogno del suo talento. D'accordo gestirlo, d'accordo farlo crescere, ma ieri la sua presenza in campo sarebbe stata utilissima. Nel secondo tempo la Lazio è calata, la Fiorentina è venuta fuori. C'era bisogno di un uomo veloce, di una punta che potesse lanciarsi in contropiede. La Lazio ha bisogno di gente come Zarate. Avrà sbagliato qualche partita, ma in certi momenti della gara può essere decisivo. La verve di Zarate sarebbe stata utile. Un secondo tempo con l'argentino dentro avrebbe potuto cambiare il destino.
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