Troppi i moduli cambiati dalla squadra biancoceleste nel corso di questa stagione
Fonte: Alessio Tramacere WWW.LALAZIOINRETE.COM
Ballardini ha iniziato a lavorare a luglio, nel corso del ritiro estivo, sul 4-2-3-1. Era estate, ed i tifosi biancocelesti che si erano appena cuciti una coccarda tricolore sul petto speravano che l'ex tecnico di Cagliari e Palermo fosse l'uomo giusto nel momento giusto. Ben presto, però, il mister ravennate iniziò a dare i primi segni di insicurezza. Il 4-2-3-1 ha quasi subito lasciato il posto al 4-3-1-2 di "Delio Rossiana" memoria, ma il gioco della Lazio non è mai stato spumeggiante neanche con il rombo. La vittoria di Pechino in Supercoppa Italiana, infatti, è stata tanto importante quanto casuale e non è certo dovuta all'organizzazione tattica messa in campo in quel torrido otto agosto dai biancocelesti.
Così, mentre il tempo passava, i risultati in campionato stentavano ad arrivare e la formazione capitolina sprofondava sempre di più, Ballardini continuava a sperimentare moduli e soluzioni tattiche e ad inizio ottobre, in quel di Bari, decideva di proporre per la prima volta una squadra con il 3-5-2. Niente da fare però: la compagine romana imbottita di difensori faticava tantissimo a creare gioco ed occasioni da rete, così ben presto il tecnico di Ravenna prese la decisione di togliere un centrocampista a vantaggio di una punta per passare al 3-4-3. Nemmeno in questo modo la Lazio trovò modo di inanellare qualche risultato positivo e ben presto le scialbe prestazioni offerte dalla squadra convinsero Ballardini a cambiare modulo ancora una volta.
Arrivò così il turno del 4-3-3. Ma neanche con lo schema tanto caro al "vecchio Zeman" i biancocelesti furono in grado di uscire dalla crisi in cui erano piombati. A seconda della situazione, allora, Ballardini si mise a cambiare modulo, passando dal tridente di Lazio-Livorno al 4-3-1-2 della nefasta sfida contro il Catania, che poi l'ha condotto all'esonero e all'allontanamento dalla panchina della formazione laziale.
Con Reja, però, almeno per ora le cose non sono migliorate. L'ex tecnico del Napoli, appena arrivato, ha fatto marcia indetro ed ha schierato la squadra con il 3-5-2. La bella vittoria di Parma firmata Stendardo-Zarate ha illuso tutti che i problemi fossero finalmente risolti, ma così non era ed il passo falso di Palermo era lì pronto a dimostrarlo. Da quel momento in poi anche Reja sembra essere andato nel pallone: per la sfida alla Fiorentina ha schierato in campo un undici che a seconda delle circostanze si posizionava con il 4-4-2 o con il 4-3-1-2, mentre per la sfida di Genova ha partorito addirittura uno schema tattico che poche volte, in precedenza, si era visto su un campo di calcio: il 5-2-3. Con risultati che, ovviamente, sono stati a dir poco deludenti.
Insomma, in otto mesi di campionato, da Ballardini a Reja, la Lazio ha cambiato la bellezza di sette moduli tattici e non è mai riuscita a trovare la sua vera identità. Tutti i sostenitori della società biancoceleste sperano che il mister goriziano possa presto trovare il bandolo della matassa. Il tempo scorre e la classifica è sempre più compromessa. E' arrivato il momento di scegliere lo schema tattico con cui schierarsi in campo da qui alla fine della stagione. E' arrivato il momento di scegliere una strada e di potarla fino in fondo, senza ripensamenti o dietrofront dell'ultimo minuto. Non c'è più tempo per le indecisioni. Si scelga una via, e avanti tutta.

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A mio parere deve essere 4-3-1-2, lo era a Settembre e lo doveva essere in eterno.
...e l' "1" chi lo fa? Matuzalem? Nooooooooooooo
difesa a 4
centrocampo a 4
due attaccanti
FINE
A mio parere,invece,non è tanto questione di schemi,ma di mentalità nella preparazione atletica:sono meno veloci degli altri e meno costanti nella sofferenza e nella lotta.Ci sono lunghi cali di tono e di ritmo.Non hanno,cioè,energie sufficienti,per tenere ritmi elevati a lungo.
Matuzalem trequartista? Si, il Matuzalem in forma dimostra di sapersi adattare ovunque, e poi Matuzalem è sempre stato un centrocampista offensivo, al massimo si può dire che è Rossi ad averlo "denaturalizzato".
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