I due gregari possono risultare decisivi nella lotta per non retrocedere
Fonte: Alessio Tramacere WWW.LALAZIOINRETE.COM
Inutile nascondersi. Non sono mai stati e probabilmente non saranno mai due fenomeni. Eppure, per molti tifosi biancocelesti, sono dei veri e propri beniamini. Guglielmo Stendardo e Fabio Firmani, due che non si tirano mai indetro, due che la gamba ce la mettono sempre, due che riescono a sopperire ad alcuni limiti tecnici grazie alla grinta, al lavoro, all'umiltà e all'abnegazione.
Prendi ad esempio il difensore campano. Aveva iniziato la stagione ai margini della rosa, da dissidente, da calciatore mai preso in considerazione. Dopo la breve parantesi nella Juventus e la deludente esperienza di Lecce la sua carriera sembrava quasi compromessa. Lui, però, non ha mai mollato: ha lavorato, in silenzio, senza perdersi d'animo. Poi è arrivata la sua occasione, l'ha saputa sfruttare, e si è rilanciato all'improvviso. Ora è uno degli intoccabili della Lazio: esce dal campo sempre con la magliatta sudata, ha offerto il più delle volte prestazioni all'altezza della situazione, e si è tolto la soddisfazione di segnare due reti pesantissime, contro Chievo Verona e Parma, che hanno portato alla compagine biancoceleste punti preziosi, senza i quali una classifica già drammatica avrebbe veramente materializzato già da tempo gli spettri di una retrocessione in Serie B. Non è Stam, non sarà mai un uomo copertina, ma almeno ha dimostrato di avere attributi, attaccamento e carattere. Basta guardalo quando esulta: corre impazzito, con la soddisfazione stampata sul volto e con quella gioia tipica di si sente davvero parte di un qualcosa di grande. La Lazio.
Se dici Fabio Firmani, invece, pensi subito al 25 novembre del 2007, a quel gol segnato in occasione di un Lazio-Parma, due settimane dopo la tragica morte di Gabriele Sandri, e a quella corsa impazzita del centrocampista biancoceleste verso la Curva Nord per andare ad abbracciare l'effigie di Gabbo, che ancora oggi è sempre presente ogni volta che scende in campo la più antica squadra della capitale. In quella corsa impazzita c'è molto di Firmani: la sua sensibilità, sempre dimostrata anche con molte iniziative di solidarietà, la sua Lazialità, il suo attaccamento ai colori e ai tifosi della Società Sportiva Lazio.
Anche Firmani non certo un fuoriclasse. Eppure è uno dei calciatori più amati nella rosa dei capitolini. Il motivo è facile da capire. E' uno che quando gioca lo fa con i piedi, come ogni calciatore, ma anche e soprattutto con il cuore, con la grinta e con il carattere di un appassionato vero. Non si risparmia mai, potrà sbagliare qualche passaggio di troppo, ma il suo apporto in termini di impegno, intensità e quantità non sarà mai insufficiente.
Anche alla loro grinta la Lazio si dovrà aggrappare per risalire una classifica che si sta facendo sempre più preoccupate. Per risorgere ora e per programmare un futuro migliore servono le giocate degli elementi più titolati, tipo Zarate, Matuzalem e Kolarov, investimenti pesanti da parte della dirigenza, che dovrebbe varare un bell'aumento di capitale per rinforzare la squadra, ma anche uomini del genere, in grado di garantire in ogni occasione e in ogni circostanza il massimo impegno e la massima disponibilità. Siamo pronti a scommetterci: nella corsa della Lazio verso la salvezza, ci sarà spazio per un'altra incornata vincente di Stendardo o per un gol sporco, magari in mischia, di Firmani. Il cuore va spesso oltre all'ostacolo. E alle volte, come già successo in passato, riesce anche ad essere decisivo.
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