I tifosi della più antica squadra di Roma vinceranno anche questa battaglia. Sono sicuro che ce la faranno. Ci vorranno mesi, anni forse. Ma ce la faranno. La gente Laziale, quella vera, alla fine trionfa sempre. Perchè ci mette il cuore, oltre alla ragione. Dietro alle nuvole il cielo è celeste. E' solo questione di tempo. Prima o poi tornerà a splendere il sole...

domenica 14 marzo 2010

Il punto sulla Lazio: diteci che è un incubo

Nel calcio, come nella vita, c'è soltanto una cosa che non si deve perdere mai: la dignità










Fonte: www.lalazioinrete.com
La sconfitta subita contro il Bari rappresenta il punto più basso toccato dalla Lazio negli ultimi venti anni. I gol firmati da Almiron e Alvarez hanno messo completamente in ginocchio la squadra biancoceleste, che vive un momento paradossale, che sembra entrata in un tunnel senza fine, che è protagonista ormai da diverso tempo di un incubo che non riesce a scacciare e dal quale non riesce a svegliarsi.

Al cospetto dei pugliesi ci si attendeva la partita della vita. C'era lo Stadio delle grandi occasioni, c'erano 50.000 tifosi pronti ad incitare e a sostenere le squadra, c'erano i proclami di Reja che voleva "undici leoni", c'era un avversario tutto sommato già salvo e senza troppi stimoli, insomma c'erano tutti gli ingredienti per far bene, per dare una sterzata verso l'alto, per provare ad allontanare lo spettro di una retrocessione che classifica alla mano è sempre più incombente.

Ogni attesa è stata delusa. La Lazio non si è mai resa pericolosa, non ha mai dato l'impressione di poter vincere la partita. I calciatori in maglia biancoceleste sono apparsi da subito svagati, distratti, come se non avessero energie fisiche e mentali, come se non avessero realmente capito quale è la situazione e quali sono i rischi che si stanno materializzando.

Il Bari ha scherzato con la Lazio. Fa male dirlo ma è la verità. Ha controllato la gara nel primo tempo, ha mantenuto senza troppi patemi il possesso di palla, poi ha colpito nel momento giusto, firmando un uno-due micidiale che ha condannato i capitolini all'ennesima sconfitta e che turberà i sogni di Reja ancora per molte notti. Il secondo gol pugliese, segnato in contropiede tra gli olè dei molti baresi giunti all'Olimpico, è la fotografia più rappresentativa del tragico momento vissuto dal club romano: inerte, impassibile, incapace di ribellarsi ad un destino che lo sta facendo precipitare lentamente ma inesorabilmente verso l'abisso.

Il principale responsabile di questa situazione è l'azionista di maggioranza della società. Lui ha creato tutto questo, a lui sono da attribuire almeno l'80% delle colpe per un crollo che doveva essere previsto (perchè era nell'aria) già dopo la trionfale (e fortunata) partita disputata a Pechino. Anche i giocatori, però, a questo punto devono assumersi le loro responsabilità. La Lazio è una squadra scadente e debole, è vero. Ma non così tanto da rischiare di retrocedere senza neanche lottare.

Nel calcio, come nella vita, la dignità è importante e non può essere buttata via. Oggi i tifosi biancocelesti, accorsi in massa al capezzale del loro grande amore per cercare di salvare il salvabile, hanno dimostrato di averla. I giocatori che sono scesi in campo e che si sono consegnati così in quella che doveva essere la partita della vita, no. Svegliatevi. Voi che andate in campo e chi dall'alto vi ha scelto e vi stipendia. State infangando una storia che dura ormai da 110 anni.

3 interventi:

martina ha detto...

condivido tutto anche se oggi ho visto cose che non mi sono piaciute anche sugli spalti.

Anonimo ha detto...

Roberto tu pensi ci siano ancora speranze? Sinceramente, io non riesco a vederne.

alessandra ha detto...

Tutto troppo vero. Tristemente vero. Purtroppo vero.