Lalazioinrete raccoglie l'enensima testimonianza di un ragazzo con tanto talento e la Lazio nel cuore, che ha pagato l'organizzazione di un settore giovanile che si è sgretolata nel passaggio dall'era Cragnotti alla gestione di Lotito. La sua esperienza amara, dalla vittoria nel campionato nazionale Giovanissimi contro la Roma, al passaggio shock in giallorosso. In giro per l'Italia a farsi le ossa fino al CSKA di Sofia
Fonte: Monia Bracciali www.lalazioinrete.com
L'ultimo caso è Faraoni. Il terzino di Bracciano, prodotto del vivaio biancoceleste, si è appena trasferito all'Inter. Il caso più eclatante è invece quello di “Kikko” Macheda al Manchester United di Ferguson. Del vivaio laziale che negli ultimi anni però, ha perso ragazzi di belle speranze, se ne parla ormai da mesi, se non anni, dove lo scotto lo si è iniziato a pagare nel passaggio dall'era Cragnotti alla gestione Lotito. Molti i talenti che hanno deciso di raccontare le loro amarezze da sinceri tifosi laziali, prima ancora che giocatori della squadra biancoceleste. “Lalazioinrete” ha raccolto un'altra testimonianza e, altri ricordi amari, di Fabrizio Grillo, terzino sinistro, che da una settimana si trova in ritiro vicino Dusserdolf, con il CSKA di Sofia, Bulgaria. Un altro talento italiano, classe 1987, molto promettente che sceglie l'estero, in un momento in cui l'Italia soffre di crisi generazionale, dopo che la con la sua scuola di difensori aveva dettato legge, nel mondo, per decenni. Forse, in pochi si ricorderanno di Fabrizio, il ragazzino impertinente che a 14 anni vinse la finale nazionale Giovanissimi contro la Roma nel 2001: “i tempi regolamentari terminarono 0 a 0, i supplementari 1 a 1 e infine i rigori. Fui io a segnare il penalty decisivo”. L'esultanza di Fabrizio, non rimase inosservata. Il difensore allora centrale, portato alla Lazio da Patarca a sette anni, esibiva una t-shirt sotto la maglia: “c'era scritto “Orgoliosi di essere” e l'omaggio allo scudetto che la Lazio aveva vinto l'anno prima”. Da quel momento Grillo divenne l'idolo della tifoseria laziale: “è sì, ci fu un certo trambusto – ammette – In fondo da bambino ero tifoso laziale e quando tifi Lazio, la maglia è poi una cosa che ti rimane addosso per sempre”. Fabrizio aveva il fratello che giocava nella Primavera e nel passaggio di gestione a Lotito, qualcosa si ruppe. “Chiusero le porte in faccia a mio fratello, rifiutandogli la permanenza nella Lazio. Io e la mia famiglia lo vivemmo come un torto, anche perchè nessuno ci ha mai spiegato le vere motivazioni. Si presume per scelta tecnica del nuovo allenatore, ma ancora oggi non capiamo il perchè di quella decisione”. Se il fratello passò in C2 al Mestre, per Fabrizio avvenne un vero e proprio colpo di scena: “nel 2001 infatti passai alla Roma. In realtà fu una scelta avallata soprattutto dai miei genitori, perchè io avevo offerte da Arsenal, Milan, Monaco, Atalanta, città lontane da casa. Anche se avevo solo 14 anni volevo fortemente l'Inghilterra. In quel periodo la Lazio affrontava un periodo di smarrimento organizzativo e societario tale, che molte società si fecero avanti con i giovani, cercando di approfittare della situazione di transizione che stava affrontando”. Fabrizio accettò infine la Roma e, al contrario di quanto si possa pensare, l'impatto non fu negativo: “un po' di smarrimento iniziale – racconta – perchè il mio sogno fin da bambino era quello di giocare con la Lazio. Poi, però, il vero problema che mi si pose fu la rottura del crociato alla fine del primo campionato in giallorosso. In pratica mi infortunai venti giorni prima di partire in ritiro con la prima squadra di Capello”. “Formello ha senza dubbio strutture migliori – dice Grillo – ma a Trigoria si ha la possibilità di allenarsi spalla a spalla con la prima squadra e questo per un ragazzo è importante”. Dopo la Roma, Fabrizio gira l'Italia: da Arezzo fino a Crotone ma “il rammarico c'è sempre per quell'avventura finita alla Lazio – ribadisce – E' vero, non potrò mai sapere che strada avrei percorso se avessi avuto le condizioni per rimanere alla Lazio, se a mio fratello non avessero fatto quel torto. La Lazio però è nel cuore e non solo. Sono grato a Patarca e Vatta, i miei allenatori dai quali ho imparato tanto. Vatta, stravedeva per me, poi fu allontanato dalla Lazio, nel passaggio di proprietà societaria. In quel periodo si perse il controllo organizzativo dell'intero quadro organizzativo dei vari settori”. Sui giovani che scelgono sempre di più l'estero, Fabrizio la vede come una tendenza inevitabile: “in Italia non s'investe più sui giovani – dice – Le squadre straniere sono pronte a riempire di soldi quelle italiane e a mettere sotto contratto i ragazzi di 16 anni. Qua si vuole aspettare. Giovani di valore, pronti per la prima squadra si mandano a “fare le ossa” nelle serie minori, invece di responsabilizzarli fin da subito. Non sentiamo la fiducia dei club e a quell'età è fondamentale”.
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Credo che questo intervento vada letto insieme con l'intervista a Patarca,pubblicata martedì,a conferma di come le due esperienze siano oneste,coerenti,istruttive
daje rega zeruuuuuuu abbonamenti ve prego cosi se ne dovra rende conto de chi semo e che noi per il bene della nostra amata lazio siamo pronti a tutto!
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