Domenica il centrocampista ritrova la Lazio: nel 2005, col gemello Emanuele, fu tra gli artefici di un grande successo sulla Roma : «Nella Capitale una bella esperienza in una città davvero unica al mondo Ma l'emozione di essere di nuovo titolare nel Brescia è impagabile»
Fonte: Bresciaoggi.it
Paolo Di Canio li aveva indottrinati a dovere: «Gemelli, il derby è il derby». E il 6 gennaio 2005, giorno della sfida con la Roma, i laziali Antonio ed Emanuele Filippini si erano caricati a tal punto che dopo una serie di contrasti durissimi su Totti, il simbolo giallorosso, persino uno arrabbiato come Di Canio li aveva invitati alla calma: «Altrimenti qui finiamo in 9».
La Lazio vinse per 3-1 e l'Olimpico di parte biancoceleste scoprì due forze della natura: «Bisogna esserci a Roma per capire cosa è il derby - le parole di Antonio Filippini, che domenica ritroverà la Lazio da ex -. Brescia-Atalanta non è niente al confronto. Quando io e mio fratello siamo arrivati a Roma, ci hanno fatto una testa così con la stracittadina».
Raccomandazioni che fecero effetto. La Lazio era a un passo dalla zona retrocessione e aveva appena cambiato allenatore passando da Caso a Papadopulo. E non vinceva un derby da cinque anni. Sbloccò Di Canio, che andò a esultare sotto la Curva Sud, feudo romanista. Nella ripresa pareggiò Cassano, nel finale Cesar e Rocchi griffarono il trionfo biancoceleste. Totti venne letteralmente preso d'assalto da Antonio Filippini, che non lo mollò un attimo. Il gemello, anzi i gemelli, rischiarono l'espulsione, Antonio subì pure un fallo da rigore che l'arbitro Dondarini non vide: «Giocare contro la Roma mi dà una carica speciale. Alla Lazio ci ho passato un solo anno, ma che squadra. E Roma che città! Fossi rimasto, mi ci sarei stabilito».
COME hanno fatto Roberto Baronio da Verolanuova e Luca Luzardi da San Gervasio, una vita nella Lazio. E come farà Marco Cassetti da Castenedolo, colonna della Roma con casa all'Eur: «Abitavo vicino al Palazzaccio, attraversavo il Tevere e arrivavo in Piazza di Spagna e in Piazza del Popolo - racconta Antonio Filippini -. Roma è unica: respiri storia a ogni metro, ma giri l'angolo e trovi la modernità. Lì il traffico è caotico sempre. Se hai una cena alle otto, per essere puntuali bisogna partire alle sei».
Ma Filippini nella Capitale ha lasciato il cuore: «Per chi arriva da una città come Brescia, abituarsi a Roma è dura. Ma quando la capisci, è splendida. E poi, lo sapete: a uno che ha un'anima da rockettaro come me piace stare nella caciara. Roma è così, i romani pure».
Domenica Filippini ritroverà un amico come Rocchi, con cui ha fatto un concerto al Palatenda («Erano venute tremila persone») ed Edy Reja: «È stato il primo tecnico ad avere fiducia in me e mio fratello, a lanciarci come titolari fissi nel Brescia. Allora, e avevamo solo 22 anni, era un allenatore vecchio stampo. Poi, avendolo affrontato da avversario, ho visto che è migliorato. Non a caso ha vinto molto e le sue squadre hanno pure giocato un buon calcio».
Filippini a 37 anni è ancora entusiasta come un esordiente: «Domenica a Bari era la prima da titolare: rivestire la maglia della squadra della mia città dopo tanti anni mi ha dato un'emozione impagabile». Nessun bisogno degli indottrinamenti di un Di Canio...

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..e domenica Filippini troverà una curva nord scioccamente vuota;perchè alcuni pseudo tifosi hanno deciso di combattere così, contro le Istituzioni,danneggiando la squadra e privandola del necessario sostegno.A me non piace la tessera del tifoso;non me ne può fregare di meno,ma se mi interessesse combatterla,lo farei sul terreno giusto,cioè su quello giuridico.Cosa che peraltro,ho letto,sta già avvenendo.Ma non perchè sciopera la curva nord,che non interessa a nessuno e neppure al Ministero competente,ma perchè la tessera,come è stata strutturata, è una cosa ingiusta e lede diversi diritti fondamentali!!!Ma chi non va allo stadio,lede solo la Lazio,che non ha emesso il provvedimento osteggiato,nonchè,RIPETO,la squadra.Costui,inoltre,non può dichiararsi un tifoso a tempo,che non esiste e che è un non senso,ma solo uno spettatore insoddisfatto.Abolita la tessera,come dovrà sicuramente essere,di certi pseudo tifosi potremo farne sicuramente a meno.La Lazio e basta.
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