Fonte: Roberto Arduini www.lalazioinrete.com
I miracoli Bob Lovati era solito farli in campo, tra i pali, quando con le sue mani giganti e quella stazza tipica di un numero uno d’altri tempi, proteggeva la porta biancoceleste dagli assalti avversari in quello che, numeri alla mano, è stato, non certo per colpa sua, uno dei periodi più difficili nella storia della Lazio.
Ieri, però, è riuscito a compierne uno, sia pur virtuale, al di fuori del rettangolo verde. Alla notizia della sua scomparsa, infatti, l’ambiente biancoceleste, dilaniato da anni di spaccature, divisioni, discussioni e litigi, per un attimo, solo per un attimo, è tornato ad essere compatto.
Perchè quando se ne va una leggenda, quando esce di scena un monumento, tutti, volenti o nolenti, sono costretti a fare un passo indietro, a sotterrare l’ascia almeno per un istante, e a rendere onore ad un pezzo di storia.
Tutti i personaggi che, nel bene o nel male, hanno segnato pagine importanti nell’infinito capitolo scritto dalla Lazio nel corso della sua esistenza ieri sono tornati a parlare di lui e del suo grande amore per i colori del più antico club romano.
In un ideale coro di omaggi ed applausi, si sono stretti attorno alla figura di Bob Alessandro Nesta, Dino Zoff, l’attuale azionista di maggioranza Lotito, il tecnico della Lazio Reja, i gemelli Maestrelli, Giuseppe Wilson, Felice Pulici, Maurizio Manzini, Franco Janich, Gabriella Grassi, il presidente generale della polisportiva Antonio Buccioni.
Un grande, in sintesi, che è riuscito a riunire passato e presente, che è riuscito a ricompattare, nel ricordo, quella sponda biancoceleste del Tevere in cui da anni regna una sorta di guerra fredda che sta lentamente logorando un ambiente che, però, nelle occasioni importanti dimostra di essere sempre presente.
E che domani darà il suo addio a Roberto Lovati, salutando come merita un uomo destinato a salire sull’Olimpo, là dove dimorano i più grandi, là dove resteranno per sempre, immortali, tutti quelli che hanno avuto la qualità di trasformare il proprio nome in leggenda e di renderlo, così, inavvicinabile dall’oblio. Unito. Come da tempo non succedeva. Forse per l’ultima volta.
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Ciao Bob, ultimo esempio di Lazialità. Ho avuto il piacere di conoscerti molti anni fa lavorando a casa tua. Ricordo una persona estremamente cordiale, sempre sorridente. Grazie per tutto ciò hai dato alla NOSTRA LAZIO.
R.I.P.
Claudio A.
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