Fonte: Roberto Arduini, Riccardo Rastelli
In molti hanno scritto che il derby di Roma, giocato domenica 16 ottobre e vinto dalla Lazio all’ultimo respiro, con sè non aveva portato incidenti.
Sbagliato. E ci dispiace sottolinearlo, mentre lanciamo anche una critica poco velata al resto delle testate giornalistiche, che enfatizzano certe vicende da stigmatizzare solo quando queste, purtroppo, producono tragedie.
Domenica sera, infatti, dopo la partita, è accaduto un qualcosa di inverosimile. Mentre i tifosi della Lazio, che nella stragrande maggioranza dei casi parcheggiano le proprie autovetture nei pressi di Ponte Milvio, riprendevano la via di casa, sono stati in modo decisamente vigliacco, fronteggiati da un centinaio di teppisti con le sciarpe della Roma al collo, che hanno prima caricato e poi affrontato gente inerme che cercava solo di allontanarsi dall’impianto, padri con i figli, coppie di fidanzati, sigorni di una certa età.
Questi nel tentativo di sottrarsi alle violenze sono tornati indietro verso le stadio, trovandosi però tra due fuochi: da una parte le forze dell’ordine caricavano per disperdere i violenti, dall’altra gli stessi “tifosi” giallorossi premevano sulle famiglie in fuga con il conseguente, grandissimo, rischio di farci scappare qualche ferito grave o addirittura qualcosa di peggio.
Vergognose in tutto ciò, ci sembrano molte cose. Il fatto che in pochi abbiano raccontato realmente come siano andati i fatti ad esempio. E scandaloso è anche il comportamento di questi violenti a cui evidentemente piace vincere facile, perchè chiunque ha una minima idea di cosa sia la mentalità ultras sa bene che non c’è niente di eroico nel cercare lo scontro con chi non ha alcuna possibilità di difendersi.
Cento teppisti con la sciarpa della Roma. Cento vigliacchi per i quali, forse, è anche ingiusto sprecare l’inchiostro. Ma ancor peggio di loro è chi, pur dovendo fare il giornalista, tiene in tasca una sciarpetta che consulta ogni volta che decide se dare spazio o meno a certe notizie.
In conclusione, ci prendiamo la libertà di citare un vecchio slogan, per rimarcare quanto ci procuri vergogna (per loro) che alcuni figli della città eterna possano vivere in questo modo: “Stile, usi e costumi: stessa città, ma quanta diversità”.
2 Posta un commento:
“Stile, usi e costumi: stessa città, ma quanta diversità”...
Cari giornalisti continuiamo a stigmatizzare SOLO alcune notizie, ad invitare KLOSE a DISSOCIARSI per la presenza di cori e striscioni NAZZISTI in NORD, niente sugli ULULATI a CISSE', niente sulle ORMAI consuete "pungicate" GOLIARDICHE.
Giusto rimarcare quanto sopra,ma è doveroso segnalare anche che il Procuratore federale è eccessivamente zelante e sempre presente nei confronti di Lotito e della Lazio,che vengono da lui puntualmente...pizzicati,mentre ignora il razzismo romanista nei confronti dei Nostri di Colore.Perchè questi ultimi non devono essere rispettati,come chiunque altro e la roma non punita???
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